Protezione solare: filtri fisici o chimici?

Negli ultimi anni si è evidenziata una particolare attenzione da parte degli utenti nella comprensione e quindi nella scelta delle formulazioni solari. Si sente sempre più spesso parlare di protezione solare con filtri fisici e/o filtri chimici.

Partiamo con il capire cosa siano le radiazioni solari e perché potrebbero essere dannose per la nostra salute: il sole emana radiazioni ultraviolette che sono potenzialmente dannose, perché se è vero che la luce solare è importante per i processi di fissazione della vitamina D è altrettanto vero che le radiazioni UV sono la causa principale dei tumori della pelle. Esporsi al sole quindi fa bene soprattutto ai bambini, ma con le opportune precauzioni e protezioni.

I raggi solari hanno lunghezze d’onda diverse con capacità di penetrazione più o meno profonda. Quelli che interessano la salute umana sono gli UVC, UVA e UVB. L’atmosfera terrestre blocca (ozonosfera precisamente) il 100% degli UVC che sono molto pericolosi. Il 95% dei raggi solari che arrivano sulla superficie terrestre sono UVA e il restante UVB. Ecco perché una buona crema solare deve garantire protezione da entrambi.

Gli UVA hanno un forte potere di penetrazione, arrivando fino al derma e causando danni alle fibre collagene ed elastina con conseguente invecchiamento precoce e patologie cutanee.

Gli UVB si fermano all’epidermide. Sono loro la causa di scottature, eritemi ed altre malattie della pelle.

Quali protezioni solari scegliere?

Tutti i prodotti che hanno come fine quello di schermare la pelle dai raggi solari devono rispettare specifiche regole stabilite per legge e superare una serie di test che ne comprovino l’efficacia in termini di protezione SPF. Se volete approfondire vi lascio il link delle direttive della commissione europea.

La FDA (food and drug administration) ha analizzato 16 sostanze usate per la formulazione di creme solari e solo due di queste hanno superato il test e sono state riconosciute come “Grave” cioè sicure ed efficaci. Queste sono l’ossido di zinco e il Biossido di Titanio. Questi due sono filtri fisici.

I PABA; cioè para-amminobenzoico, il trolamina saliciclato non hanno superato i test di “sicurezza” mentre le altre 12 sostanze non hanno dati sufficienti per determinare il grado di “GRASE” e sono dunque ancora in fase di studio.

Differenza tra filtri fisici e chimici

I filtri fisici sono delle vere barriere protettive che vengo poste esternamente e vanno a riflettere la radiazione solare. Rientrano in questa categoria i due filtri risultati sicuri dalla FDA, vale a dire Il biossido di titanio e l’ossido di zinco. Sono minerali inerti, fotostabili e dal forte potere coprente. I restanti 14 elementi rientrano nella categoria filtri chimici (salicilati, cinnamati, oxybenzone, octylcrylene e altri) e svolgono la loro funzione assorbendo la radiazione solare, generando calore superficiale e causando l’assorbimento di parte di queste molecole che entrano nel circolo sanguigno.

Come è emerso dalla ricerca effettuata dal FDA pubblicata sulla rivista JAMA, dove sono stati presi in esame 24 adulti sani cui hanno applicato 2mg di crema solare sul 75% del corpo per 4 volte al giorno per 4 giorni. Hanno successivamente prelevato campioni di sangue (30 campioni in una settimana) e ne è emerso che i filtri chimici usati nelle comuni creme solari (avobenzone, oxybenzone, ecamsule, octocrylene) erano arrivati nel flusso sanguigno in meno di 24h dall’applicazione e in alcuni casi vi erano rimasti per ben 7 giorni. Altro fatto allarmante è che la concentrazione di tali sostanze nel sangue è stata quasi sempre superiore alla soglia stabilita di sicurezza dalla FDA.

I filtri chimici più comunemente usati sono: Octinoxate, Octocrylene, DrometrizoleTrisiloxane, Benzophenone-3, Benzophenone-4, Ethylhexyldimethyl PABA o PADIMATE, Salicilati.

Come dicevamo, le ricerche non hanno ancora portato dati definitivi. Per questo continuano gli studi sulle varie tipologie di filtri e le loro interazioni sull’organismo umano. I suddetti filtri chimici rimangono nei prodotti solari normalmente ancora in commercio e utilizzati da milioni di persone nel mondo con un’azione potenzialmente dannosa sull’organismo: dall’aumento di fenomeni di sensibilizzazione e foto sensibilizzazione, alla produzione di radicali liberi, interferenza endocrina, mutazione cellulare, disturbi del sistema ormonale.

La presenza di questi filtri è stata rilevata nell’urina e nel sangue e addirittura nel latte materno a dimostrazione del fatto che queste sostanze creano un bioaccumulo nell’organismo con potenziali effetti cancerogeni. (come il filtro PABA riconosciuto cancerogeno e divenuto proibito solo ultimamente, ma usato largamente negli anni passati).

La scelta più sicura rimane, al momento, quella dei due filtri fisici sopra citati NON NANO

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